San Giovenale come Betlemme. Il cuore del Presepe Vivente attende la venuta dei Magi

"Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello".

Questa la testimonianza diretta resa tra il 1225 e 1226 da Tommaso da Celano che documenta l'istituzione del primo presepe, avvenuta nel 1223 nel borgo reatino, ad opera di San Francesco. Queste, secondo le fonti, le parole rivolte dal poverello d'Assisi a messer Giovanni Velita, signore del luogo e suo amico. Da allora, la rievocazione della Natività veste di passione popolare e fede.

Sarà così anche venerdì 6 gennaio, nel giorno dell'Epifania per accogliere i tre Re, con la seconda data – dopo quella del pomeriggio di Santo Stefano – della quarta edizione del Presepe Vivente che, in mezzo a tanti appuntamenti, torna sul finire delle feste, grazie all'associazione "Presepe & Orvieto". Raddoppiato il percorso, libero l'ingresso ad offerta minima di un'euro.

Il suono di cornamuse e flauto, alle 17.30 in Piazza della Repubblica, invita tutti a dirigersi verso il civico 22 di Via Malabranca, dove ha sede Palazzo Petrangeli, con l'elegante chiostro dalle fattezze rinascimentali che per l'occasione si fa dimora di Erode. L'arpa accompagna le danze, mentre Piazza Simoncelli ospita il mercato. Percorrendo Via Francalancia, si giunge in Piazza San Giovenale.

Qui, la voce narrante di Gianluca Foresi indirizza verso il cancello secondario nei pressi della Chiesa di Sant'Agostino e quindi verso l'intima cornice delle antiche grotte del giardino ai piedi della Chiesa di San Giovenale, dove ha luogo anche stavolta la scena della Natività. Nel mezzo, antichi mestieri alla luce tremolante di fuochi e fiaccole e, novità, alcune letture a cura di Andrea Brugnera, Alessio Tempesta ed Elisa Marzano.

E poi il coro, diretto dal Maestro Sabrina Tesei, fino alle 18.45 quando cornamuse e flauto accompagnano le ultime persone verso la grotta. Lo squillo delle trombe precede la proclamazione della Parola di Luca, da parte di due cherubini. Quindi, sulle note di un "dolce canto", la venuta dei Magi. E subito dietro, i pastori accompagnati dal Coro dei Bambini, sotto la guida del Maestro Silvia Cerquaglia.

Un'ora, la durata prima del termine della rappresentazione. Un centinaio, in tutto, i figuranti. Confermato, l'impegno volontario di coloro che a vario titolo prendono parte o contribuiscono alla rappresentazione per "valorizzare la città e restituire alla collettività la bellezza di un annuncio". Sfidando il freddo, non solo climatico. "L'invito – suggerisce Anna Donatelli, presidente dell'associazione – è quello di andare oltre la visita frettolosa, per riappropriarsi di un senso. Entrare dentro questa dimensione, con il cuore disposto a vivere e condividere un momento di armonia e riscoperta del significato della Nascita".

Foto in apertura di Federica Tozzi